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sabato 24 agosto 2013

Reggio Calabria,Che c'azzecca un "Nano" nello scontro fra i giganti della politica e della Giustizia?

Il 7 giugno 2013 la prima puntata della "Telenovela"giudiziario-mafiosa. Il boss pentito Nino Lo Giudice, mammasantissima dell'omonimo clan di'ndrangheta, si rimangiava tutto. Era scomparso mentre si trovava nella località protetta, in cui stava scontando agli arresti domiciliari, concessi dopo la condanna a sei anni e  quattro mesi irrogati per gli attentati alla Procura Generale di Reggio Calabria ed all'abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro; di cui si era autoaccusato e dai quali  si diceva estraneo. Il  primo messaggio,  venne consegnato all'avvocato Francesco Calabrese, che difende il  padrino "don Pasquale" Condello. La missiva, si ricorderà, venne portata nell'aula del Tribunale di Reggio Calabria in cui è in corso il processo Meta dal figlio di Lo Giudice. Il "Nano" sostiene pure di aver contribuito con le proprie dichiarazioni, alla cattura del capo dei capi, 'don Pasquale' Condello, meglio noto come "Il Supremo".
 
IL POSTINO (ANTONINO LO GIUDICE, BOSS PENTITO DI ESSERSI PENTITO)BUSSA SEMPRE DUE VOLTE, MA IL PROCURATORE CAPO DELLA DDA METTE LE MANI AVANTI:BISOGNA APPROFONDIRE; SI TRATTA DI CAPIRE SE LA PROVENIENZA DEL MATERIALE SIA SUA O SE DIETRO, CI SIA UNA MACCHINAZIONE PER SCARDINARE LE ACCUSE MOSSE IN PRECEDENZA

Ecco il secondo memoriale ( venerdì 23 agosto 2013; ci sarà anche il terzo, prima di arrendersi o di essere catturato?) in cui  si rimangia le accuse e ribadisce di essere stato costretto, ad accusare persone innocenti, su pressioni di magistrati e investigatori. Il papello  "giaceva" in città a Reggio Calabria; nello studio dell'avvocato Giuseppe Nardo. Acclusi anche  file, video e audio.  Si tratta  del legale che difende Antonio Cortese, a giudizio a Catanzaro per le bombe esplose davanti alla Procura Generale della "Città del Bergamotto", il 3 gennaio 2010; e davanti a casa del pg Salvatore Di Landro il 26 agosto 2010. Il boss pentito  discolpa il presunto autore materiale dell'attentato e sostiene anzi, che proprio in questa ultima occasione il pentito e Cortese si trovassero insieme a consumare una pizza. L'ex pentito…nuovo pentito, vecchio pentito, non pentito o pentito di essersi pentito (forse, si pentirà di nuovo) sostiene nel nuovo "papello", di essere stato "manovrato" dall'antimafia reggina e tira in ballo altri personaggi, tra cui: l'ex procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, oggi a Roma;  l'aggiunto Michele Prestipino, che sta per raggiungerlo; il pm Beatrice Ronchi ed il capo della Mobile Renato Cortese, che oggi dirige la S. M. della Capitale. Si consegnerà nelle mani dell'attuale procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho?
 Domenico Salvatore
   
Reggio Calabria 24 agosto 2013 –Il partito dei giudici, che si sostituiscono a Cloto, Lachesi ed Atropo, Anubi, Thot, Osiride, Plutone, Proserpina, Kalì, Odino, Psicopompo, Caronte…; che tengono in mano, anzi dispongono del destino degli uomini, a loro uso e consumo; pronti a colpire od a raddrizzare le schiene…Ma non ci crede più nessuno a queste favole di "Cappuccetto Rosso"! Altrimenti, perché mai, il Pdl ne avrebbe ben quattro al Senato ?... Giacomo Caliendo (ex sottosegretario finito nell'indagine sulla P4), Roberto Centaro, Francesco Palma Nitto e Pasquale Giuliano. Ed il PD addirittura sei?:.. Felice Casson, Gianrico Carofiglio, Anna Finocchiaro, Gerardo D'Ambrosio, Silvia Della Monica, Alberto Maritati. A Montecitorio, il Pdl può contare su: Franco Frattini, Alfredo Mantovano e Alfonso Papa (che venne arrestato nell'inchiesta sulla P4) il Pd: Donatella Ferranti, Doris Lo Moro e Lanfranco Tenaglia. L'Italia dei Valori conta su: Antonio Di Pietro e Federico Palomba. Per non parlare dell'ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro; l'ex presidente della Camera, Luciano Violante; Claudio Vitalone; l'ex ministro dei Lavori Pubblici Enrico Ferri; Gianfranco Amendola e Ferdinando Imposimato; Tiziana Parenti; il pm antimafia Giuseppe Ayala, amico e collega di Falcone e Borsellino; eletto anche il giudice Carlo Palermo nelle file della Rete.  Il procuratore nazionale antimafia uscente, scrittore e saggista (candidato a premier ed a presidente della Repubblica), Piero Grasso, fa addirittura il presidente del Senato. Ma il p.m. di Palermo, Antonio Ingroia, procuratore aggiunto, si candidò a premier nelle ultime elezioni politiche; benché non sia stato eletto. Tuttavia, non ci passa nemmeno per l'anticamera del cervello, di negare, che ci sia uno scontro tra politica e magistratura, che passa per il pericolo di mettere il bavaglio all'informazione. 

Quando, tra due litiganti, il terzo non goda. Sono due poteri dello Stato, Costituzione alla mano, scripta manent, verba volant, che devono dialogare e confrontarsi ed inevitabilmente scontrarsi, se necessario. Non si può fare la frittata, senza rompere le uova! Sebbene talora, qualche "scheggia impazzita", getti l'acqua sporca col bambino dentro e lanci sassi in piccionaia. Due valenti magistrati, prima della campagna elettorale si sono confrontati a distanza. Mario Torti, presidente della corte d'Appello di Genova, ha detto:" Vanno evitate condotte che creino indebita confusione di ruoli e fomentino l'ormai intollerabile e sterile scontro tra politica e magistratura: ciò accade quando il magistrato si propone per incarichi politici nella sede in cui svolge la sua attività, o quando esercita il diritto di critica pubblica senza tenere conto che la sua posizione accentua i doveri di correttezza, compostezza e sobrietà". Il presidente della corte d'Appello di Roma, Giorgio Santacroce: "Nel pieno di una campagna elettorale che si preannuncia molto combattuta, non trovo nulla da eccepire sui magistrati che abbandonano la toga per candidarsi alle elezioni politiche; perché candidandosi esercitano un diritto costituzionalmente garantito a tutti i cittadini. Sebbene, uno dei "padri" del diritto italiano, Piero Calamandrei avesse una sua tesi: quando la politica, entra per la porta della magistratura, la giustizia, esce dalla finestra. 

Non mi piacciono i magistrati, che non si accontentano di fare bene il loro lavoro, ma si propongono di redimere il mondo. Dicono di essere impegnati ad applicare solo la legge, senza guardare in faccia nessuno; ma intanto, parlano molto di sé e del loro operato; anche fuori dalle aule giudiziarie, esponendosi mediaticamente; senza rendersi conto, che per dimostrare quell'imparzialità che è la sola nostra divisa, non bastano frasi ad effetto, intrise di una retorica all'acqua di rose. Certe debolezze, non rendono affatto il magistrato più umano". Il primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo, ha auspicato l'introduzione di  una disciplina più rigorosa sulla partecipazione dei magistrati in politica; una riforma, che in decenni, il legislatore non è riuscito ad approvare". Altri discorsi, sono le 'baruffe chiozzotte', la stagione dei corvi, la diversità di opinione, rimanendo dentro l'alveo della correttezza e del decoro. Il procuratore aggiunto della Repubblica di Messina, Sebastiano Ardita  reputa che…" A volte, ciò che determina le scelte, sono i sentimenti umani: la prudenza eccessiva, la mancanza di coraggio o semplicemente la paura. Del resto l'Europa ci guarda e ci controlla. Il commissario Ue alla Giustizia, Viviane Reding, a chi le chiedeva se non ritenga che in Italia il conflitto tra politica e giustizia sia una delle cause dell'inefficienza del sistema, rispose

:" Giù le mani dai giudici. Se si vuole che la magistratura sia davvero indipendente, bisogna lasciarla lavorare". Il lancio dell'Agenzia Ansa, chiarisce ed illumina: ''Ci sono dei dubbi'' sulla provenienza del nuovo memoriale dell'ex pentito Antonino Lo Giudice. Lo ha detto all'ANSA il procuratore di Reggio CALABRIA Federico Cafiero De Raho. ''Il fatto che ci sia un video - ha detto - di per se non e' dimostrativo della genuinita' di cio' che dice. In CALABRIA ci sono state macchinazioni talvolta orribili. E' tutto da approfondire. Si tratta di capire se la provenienza del materiale e' sua o se dietro c'e' una macchinazione per scardinare le accuse mosse in precedenza. La 'ndrangheta - ha aggiunto il pm - ha una forza e ramificazioni notevoli rispetto alle quali occorre operare con grande fermezza e rigore. L'inquinamento ambientale e' il vero problema''. Lo Giudice, latitante dal 5 giugno scorso, dopo avere abbandonato il rifugio protetto in cui si trovava, ha inviato ieri nuovi memoriali e video alle redazioni di due testate giornalistiche e ad un avvocato, ribadendo quanto aveva gia' sostenuto in un altro memoriale inviato all'indomani della scomparsa con la ritrattazione di tutte le accuse mosse nel periodo della sua collaborazione. 

Lo Giudice, tra l'altro si era autoaccusato di essere l'ideatore delle bombe fatte esplodere nel 2010 contro la Procura generale di Reggio CALABRIA e contro l'abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro oltre all'intimidazione all'allora procuratore della Repubblica, Giuseppe Pignatone, con il ritrovamento di un bazooka ad alcune centinaia di metri dal palazzo della Dda, chiamando in causa anche il fratello Luciano ed altre due persone. Nel nuovo memoriale, Antonino Lo Giudice ribadisce di avere mosso certe accuse perche' ''manovrato'' dalla Dda di Reggio CALABRIA e fa i nomi di Pignatone, adesso a Roma, dell'aggiunto Michele Prestipino, del pm Beatrice Ronchi e dell'ex capo della mobile Renato Cortese, che oggi dirige la squadra mobile di Roma. Lo Giudice, chiede anche scusa all'ex procuratore aggiunto della Dna Alberto Cisterna per averlo accusato falsamente e fa il nome di un altro magistrato della Dna Gianfranco Donadio, sostenendo che questi gli avrebbe chiesto di accusare falsamente Berlusconi e Dell'Utri, oltre ad altre persone a lui sconosciute. Inoltre, dice di avere saputo da un altro collaboratore, Cosimo Virgiglio, nel periodo in cui erano detenuti nel carcere romano di Rebibbia, dell'esistenza di una massoneria divisa in tre tronconi di cui avrebbero fatto parte esponenti della 'ndrangheta, politici, magistrati e professionisti reggini, oltre a esponenti dei servizi segreti deviati."Domenico Salvatore  


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