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martedì 20 agosto 2013

Pasquino Crupi, la mia amicizia, il nostro affetto, le nostre posizione culturali divergenti e la serata con Walter Pellegrini nel Terrazzo degli incontri che raccontano vita

Pasquino Crupi, la mia amicizia, il nostro affetto, le nostre posizione culturali divergenti e la serata con Walter Pellegrini nel Terrazzo degli incontri che raccontano vita

 

di Pierfranco Bruni

 

 

 

Tutte le parole dette, tutte le parole scritte, tutte le parole mai taciute per cercare un filamento di verità o un frammento di interpretazione della propria vita, attraverso la vita degli scrittori, dei poeti, delle loro opere, di quelle pagine incastrate tra esistenze: cosa resta? Alla fine cosa rimane? Il ricordo? Il ricordo di serate, di convegni, di presentazioni di libri, di confronti e di scontri anche duri nel pieno, però, della bella dialettica mai barattando un pensiero.

Così è stato tra me e Pasquino Crupi. Ti penso Pasquino! Due posizioni completamente diverse sul piano di una interpretazione della letteratura e anche della storia della letteratura, ma sempre nel reciproco guardarsi negli occhi e sapersi culturalmente e politicamente diversi.

E alla fine cosa resta? Antichi ricordi di convegni sulla letteratura meridionale e confronti su posizioni che ponevano all'attenzione una letteratura realista e positivista da una parte (Crupi) e  una letteratura magico – simbolica e onirica dall'altra (la mia posizione). Due modi di leggere e sfogliare una letteratura in un tracciato storico la cui focalizzazione restava, comunque, la vita. Leggere la vita sfogliando la letteratura e la storia dei fenomeni legati, appunto, alla letteratura stessa.

Un nostro frequente ritrovarci in convegni. Da Polistena (dove negli anni Ottanta parlammo di due Alvaro completamente letti sotto i fari di due belle e dure posizioni) a Cosenza (dove, non molti anni fa, fu lui, insieme a Pasqualino Pandullo, Antonietta Cozza, Natino Aloi e Walter Pellegrini a presentare il mio romanzo del 2007 "Il mare e la conchiglia", Pellegrini editore: ma accennerò più avanti a questo straordinario incontro). Da Catanzaro a un convegno su Franco Costabile (e non ricordo più il luogo).

Nelle nostre divergenze culturali e politiche c'era però non solo il fatto di essere calabresi (io della diaspora) sino allo scavo della luna nella terra più profonda, ma anche il nostro essere, oltre le ideologie da una parte e dall'altra, eretici. Questo fatto ci accomunava e ci  ha reso sempre rispettosi . Un incontro di lealtà perché, in fondo, eravamo fatti (siamo) dello stesso mare e impastati dal nostro senso mitico del selvaggio con il quale vivevamo (viviamo) la parola e la parola nella letteratura.

Ci siamo guardati negli occhi, eravamo a Cosenza dal nostro amico, e mio fratello vero nel sentire e percepire la vita, Walter Pellegrini, e in una stanza della casa editrice ci siamo raccontati pezzi delle nostre vite e delle nostre amicizie. Ci fu uno stupore arcaico quando scoprimmo che avevamo molti scrittori in comune nel nostro viaggio, quando i nostri "giudizi" critici su alcuni poeti sembravano un unicum, quando parlammo delle amicizie letterarie e fermammo il nostro pensiero sullo scavo d'animo di alcuni poeti e scrittori viventi.

Avevamo sofferto e vissuto gli stessi passaggi e le stesse delusioni sul fatto di scommettere sull'amicizia di determinati poeti. Siamo rimasti sempre perseveranti.  I nostri sguardi sono diventati pensosi quando toccammo il concetto di gratitudine rivolta ad alcuni poeti della nostra Calabria, del nostro Sud. Lì, in quel momento, capimmo che il guerreggiare tra posizioni culturali non aveva più senso. Ognuno restava con la propria formazione e con la propria libertà. Questo ci ha fatto incontrare in tante piccole e grandi occasioni e sapevamo che portavamo due esperienze e testimonianze abbastanza diverse ma con una forte capacità critica e una grande onestà intellettuale.

Un giorno parlando di Francesco Grisi, e conosceva bene il mio legame affettivo e letterario con Francesco, mi disse, lo ricordo ancora ed era con noi Walter, che "Lo scrittore Grisi ha una grande capacità estetica ed è l'altra faccia della letteratura meridionale moralistica e realistica. È un penna splendida e un raccontare affascinante. L'uomo Grisi è la bontà, l'umanità, il sorriso, il confronto. È l'uomo con il quale si deve discutere e mai litigare perché non permette alcun conflitto, mantenendo sempre fermo il suo pensiero e con l'ironia ti avvicina alla sua ironia".

Io e Walter ci guardammo e in un attimo capimmo il coraggio di Pasquino. Veniva fuori il Pasquino Crupi nella sua umanità, nella sua bellezza e nella sua durezza e con quel suo sguardo severo ma  scanzonato e quasi beffardo, con il sigaro semi spento tra le labbra, sembrava che giocasse con le parole mentre penetrava l'uditorio con l'interpretazione dei suoi testi.

Letteratura e storia. Fu proprio Walter Pellegrini a provocarci nel giugno del 2007. Ritorniamo al mio romanzo "Il mare e la conchiglia". Decidemmo di aprire un dibattito sul libro con la proposta critica di uno storico della letteratura che era distante dalla mia visione. Si decise, allora, di far presentare il mio libro, oltre che a Pasqualino Pandullo e Natino Aloi anche a Pasquino Crupi e così, mi disse Walter allora, "ne vedremo delle belle e renderemo vivace fortemente il contradditorio". Io accettai immediatamente.

Eravamo nel Terrazzo Pellegrini di Cosenza. Dopo la bella relazione di Pandullo e l'introduzione di Antonietta Cozza, tutti ci aspettavamo il botto o la mazzata sul mio libro, che è oltre ogni pur lieve forma realista, anzi è il libro più antirealista che io abbia scritto, perchè è tutto giocato sul sogno e sulla magia.

Crupi esordì dicendo: "E' uno dei libri più belli della letteratura italiana degli ultimi anni". Non vado oltre. Disarmò tutti. Dopo la presentazione restammo a lungo a discutere. E prima di abbracciarci per il saluto, lui partiva verso il sud della Calabria, io, uomo dei viaggi e della diaspora, ritornavo a Roma, gli chiesi: ora mi devi dire perché non hai trovato una virgola fuori posto? E lui candidamente mi rispose: "Perché è un libro nel quale credo. Altrimenti non avrei fatto tanta strada per presentarlo. Il libro ha un senso nel tuo viaggio e io credo nel tuo viaggio, mi disse ancora, ma non faccio tanti chilometri per presentare un libro. Questa sera, al di là del libro, perché io ho sempre detto ciò che ho pensato, e tu lo sai, e farò in modo di presentartelo anche a Bova, c'era un'amicizia che doveva consolidarsi. Io e te proveniamo da due mondi diversi ma l'amicizia nessuno potrà mai togliercela se io e te portiamo nel cuore la lealtà, il rispetto, la stima pur nelle nostre ferme posizioni".

Ci salutammo così. Siamo rimasti con le nostre posizioni sulla storia della letteratura ma ebbe un grande rispetto della mia visione, delle mie ricerche. Così io ho rispettato sempre i suoi percorsi critici e continuerò a citarlo come esempio.

Mi sarei aspettato scintille e fuoco in quella serata cosentina. Ma trionfò la bellezza della letteratura e due uomini ironizzarono sulla vita. Walter, Antonietta, Pasqualino, Natino furono i testimoni in incontro rimasto nella nostra storia e nelle nostre vite.

 

Oggi, caro Pasquino, ho rivisto quelle immagini e tu con il tuo parlare senza appunti, come si usa dire "a braccio", hai dato e abbiamo dato un esempio di confronto. Ti penso. Penso ai tuoi libri, alla fatica di far capire l'importanza della letteratura al popolo meridionale. Ti penso, penso a come non ti sei mai risparmiato dandoti agli altri, cercando di tracciare orizzonti nei mondi dell'indefinibile poesia dell'impegno, come usavi dire tu. Prima di chiudere questo mio rimembrare ho voluto richiamare il nostro amico Walter (Pellegrini). La vita è un mistero, tu lo sapevi. Mi ha risposto sul telefonino dicendomi senza farmi parlare: "Sto tornando da Bova. Abbiamo dato l'ultimo saluto a Pasquino". La vita è un mistero che si rivela nei segni. Non devo aggiungere altro. Ti penso.

 

 

Antonietta Cozza, Natino Aloi, Pasquino Crupi, Pasqualino Pandullo, Pierfranco Bruni

 




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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 347 69 11 862

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