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sabato 24 agosto 2013

Montebello Jonico, Quelle serate agostane popolate di menestrelli, giullari, troubadors, scaldi, bardi e poeti

Siamo nella Magna Grecia…Un banchetto sociale e comunitario, come atto dotato di valenza rituale e religiosa:, l'ospitalità ed i doni  nella Grecia classica, i banchetti pubblici riunivano i cittadini attorno a interessi comuni e favorivano la gestione democratica degli affari; nella società spartana era obbligatoria, in base alla codificazione di Licurgo, la partecipazione degli uomini a pasti comuni (sissizie). Al convivio, di solito partecipano inosservate, le Muse. Ci sono ma non si vedono. Le Muse, erano considerate anche le depositarie della memoria (Mnemosine era la dea della memoria e secondo altre fonti anche quella del canto e della danza) e del sapere in quanto figlie di Zeus. Allietavano i convitati con canti e danze, spesso cantando insieme. Una "tavolata" di poeti, orchestrata da l professore Vincenzo Malacrinò, che non è Giove e dalla professoressa Franca Evoli, che non è Giunone
E MONTEBELLO, PER UNA NOTTE, SI TRASFERÍ SULL MONTE ELICONA
Ancora è fresca e rimbomba tra la chiocciola ed i canali semicircolari, l'eco straordinaria, per presenze e critica, del V° Concorso  Letterario Citta' Di Montebello Jonico , intitolato ad"Edward Lear"; organizzato dall'Associazione Culturale "Nicolaos Arghiropoulos" ; in collaborazione con le associazioni culturali:"Anglo Italian Club ",  "Kiwanis, Reghion 2007",  " Nuovi Sentieri ". Quest'anno il concorso  è stato dedicato al sacerdote Don Cosimo Latella, parroco che molto si distinse per la sua operosità e il suo spirito propositivo.  Quattro, le sezioni previste: poesia in lingua italiana, in vernacolo, grecanico e narrativa breve. Inoltre la sezione speciale studenti, riservata alla scuola media e superiore. Dice Vincenzo Malacrinò, il nuovo presidente dell'Associazione "Arghiropuolos". Se oggi siamo al quinto anno del premio ciò si deve alla continuità di questo progetto culturale ed il merito è di chi l'ha pensato, ossia la professoressa Franca Evoli  che mi ha preceduto nel ruolo di presidente così come del consiglio passato. Per questo, data l'esperienza, ho voluto dare a lei la direzione del premio. I pensieri non possono e non devono essere cancellati, a maggior ragione quando provengono dal cuore, come è il caso dei poeti perché portano dentro la firma delle esperienze e dei  luoghi vissuti". 

Ma gl'indefessi organizzatori, non intendono mollare l'osso e rilanciano. Sta prendendo corpo ed anima, l'idea di pubblicare un'antologìa in cui inserire tutti i lavori, passati, presenti e futuri dei poeti partecipanti alle varie edizioni: "Emozioni e Sentimenti". In primis, la recitazione delle poesie, in stretto vernacolo, al chiaro di luna. In secundis, il suono, il canto e la danza, col complesso del professore Iiriti di Bova Marina. Dulcis in fundo con "spasate", ricolme di nettare ed ambrosia, offerti da Ebe e Ganimede. Pane casereccio, appena sfornato dal forno della nonna; condito con olio extravergine, sottaceti, sottolio e funghetti champignon; e spalmato con formaggio pecorino; accompagnato da "foglioline" di capicollo e soppressata; bagnato con bevande fresche. Ha collaborato, l'onnipresente Vincenzo Zema, messaggero degli dèi, ma non è Mercurio,   spesso raffigurato con le ali ai piedi e sull'elmetto. Un rito che affonda nella notte dei tempi. Nella Grecia; e nella Magna Grecia. Una volta riuniti a casa dell'ospite, i convitati si toglievano i sandali, si facevano lavare i piedi dagli schiavi e, dopo essersi posti sul capo corone di fiori o di foglie, si disponevano a due a due sui letti collocati attorno alle rispettive mense. Il banchetto si componeva di due parti: la prima (detta pròtai tràpezai cioè prime tavole), coincideva all'incirca col tramonto ed era il pasto vero e proprio, all'inizio del quale si faceva passare tra i convitati, che vi bevevano a turno, una coppa di vino. Il banchetto, si teneva nell'arco di tempo, in cui solitamente si consumava il pasto principale della giornata (gr. deípnon; lat. coena), tra il pomeriggio e il tramonto del sole. In compagnia delle Muse; divinità della religione greca, figlie di Zeus e di Mnemosýne (la "Memoria") la loro guida è Apollo. 

L'importanza delle muse nella religione greca era elevata: esse infatti, rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, intesa come verità del "Tutto" ovvero l'«eterna magnificenza del divino. Le Muse, hanno un posto altissimo, anzi unico, nella gerarchia divina. Son dette figlie di Zeus, nate da Mnemosine, la Dea della memoria; ma ciò non è tutto, ché ad esse, e ad esse soltanto, è riservato portare, come il padre stesso degli Dei, l'appellativo di olimpiche, appellativo col quale si solevano onorare sì gli Dei in genere, ma -almeno originariamente- nessun Dio in particolare, fatta appunto eccezione per Zeus e le Muse. Erano dette anche Eliconie, poiché la loro sede era il monte Elicona; dato che tale monte si trova in Beozia. L'etimologia delle muse, trova discordanze negli studiosi, alcuni di essi preferiscono non pronunciarsi, Crisippo fu uno dei primi a fornire una loro origine lessicale. Apollo, fonte Wikipedia, era il loro protettore, quindi venivano invitate alle feste degli dèi e degli eroi, perché allietassero i convitati con canti e danze, spesso cantando insieme. Spesso allietavano Zeus, loro padre, cantandone le imprese. Le Muse erano considerate anche le depositarie della memoria (Mnemosine era la dea della memoria e secondo altre fonti anche quella del canto e della danza) e del sapere in quanto figlie di Zeus; i loro nomi erano:  


Clio, colei che rende celebri, la Storia, seduta e con una pergamena in mano;
Euterpe, colei che rallegra, la Poesia lirica, con un flauto;
Talia, colei che è festiva, la Commedia, con una maschera, una ghirlanda d'edera e un bastone;
Melpomene, colei che canta, la Tragedia, con una maschera, una spada e il bastone di Eracle (Ercole);
Tersicore, colei che si diletta nella danza, la Danza, con plettro e lira;
Erato, colei che provoca desiderio, la Poesia amorosa, con la lira;
Polimnia, colei che ha molti inni, il Mimo, senza alcun oggetto;
Urania, colei che è celeste, l'Astronomia, con un bastone puntato al cielo;
Calliope, colei che ha una bella voce, la Poesia epica, con una tavoletta ricoperta di cera e uno stilo.
Malacrinò ed  Evoli, hanno pensato ad un'antologìa, in cui raccogliere e collegare i testi dei poeti, scrittori e saggisti, che hanno partecipato alle varie edizioni del Premio di poesia (e letteratura); 

ed anche in riferimento alle edizioni future. In maniera, che rimanga a beneficio dei posteri, uno strumento di facile ed utile consultazione. Non sono ovviamente…" novelle di taglio spesso umoristico e con frequenti richiami all'erotismo bucolico del tempo del Decameron. Per quest'ultimo aspetto, il libro fu tacciato di immoralità o di scandalo, e fu in molte epoche, censurato o comunque non adeguatamente considerato nella storia della letteratura… dieci giovani trascorrono il tempo secondo precise regole, tra canti, balli e giochi. Notevole importanza, assumono anche le preghiere". Da sinistra Nuccio Pugliese ( e figlia), Maria Natalia Iiriti, Franco Zumbo, Ninì Zema, Fortunata Palamara, Rocco Nassi,  Paolo Marcianò, Rocco Criseo, che hanno offerto un saggio del loro vasto, composito variegato repertorio. Quasi tutti i poeti, hanno consegnato alle stampe le loro raccolte di poesie. C'è pure, chi ne abbia stampati due o tre di libri. Nella terra, ricca di storia, poesia, letteratura, filosofia, scienza e tecnica, sport, politica ecc. dove però, solamente quattro ogni cento, leggono un libro, non è facile, avere riconoscimenti corposi o vendite vistose. Ci sono  personaggi di talento, come la poetessa Daniela Ferraro, Premio speciale della Giurìa, alla sua seconda pubblicazione, che meriterebbero maggiori e migliori attenzioni. 

Ma, bisogna fare i conti con la farraginosa, se non contorta macchina pubblicitaria calabrese e con sentimenti, che si chiamano… invidiuzza, complessi d'inferiorità, depressione, inibizione ecc; a parte il venticello della gelosìa. Le cocenti delusioni stroncano anche i più coriacei e resistenti. Gli stessi editori, non chiamano mai; quando gli proponi "tu", la stampa di un libro di poesie o di prosa, arricciano il naso ed il loro sguardo si perde nel vuoto. Un po' meno, se l'oggetto sia un romanzo. "Volentieri" se,  dovesse trattarsi di un libro di cronaca nera. Cento copie vendute è già un successo. Duecento, fa gridare al miracolo. Serate agostane, le piazze si riempiono di turisti, vacanzieri, giranti, bagnanti. Paradossalmente la gente affolla i centri più lontani e magari anche disagiati. Non per ascoltare gli "schiamazzi". Per quello, basta accendere un computer. Ne trovi di tutto e di più. Almeno, un secolo di vita della canzone. Ce n'è per tutte le orecchie… folk, pop, rock, blues, melodia, swing, jazz, macarena, salsa, liscio, valzer, tango, cha cha cha, rumba, mambo, samba, mazurca. L'audio lo decidi tu. La gente, ha bisogno di evadere, di dimenticare, di distrarsi dalla routine quotidiana stressante. E non c'è corso accelerato di training autogeno o personal trainer, che possa insegnarti come gestire l'ansia, lo stress e le emozioni…menage familiare logorante, come sentenziano le statistiche e la casistica asettica ed impersonale; stipendio da fame (quando c'è); 

pensione da sopravvivenza, quando non si facciano spropositi; vessazione e stalking sul lavoro (ed in famiglia); crisi di Governo; tasse da infarto, se non da suicidio; aspettativa di vita molto opinabile; soglia dell'ottimismo sotto zero; problematiche sociali insopportabili; crisi economica se non dell'euro e così via. Ha poco tempo per la cultura, sic et simpliciter. Per la letteratura; per la poesia. Così, si ritrovano nei convivii, nei simposii poeti veri, come quelli di questa sera; non comparse, meteore, palloni gonfiati, mezzepoesie. C'era spazio pure per la poesia burlesca (Zumbo, Criseo, Nassi), punta dell'iceberg di una  tendenza ben più profonda, che ha avuto capiscuola come: Orazio, Catullo, Giovenale, Ovidio e Marziale. Dove l'ironìa, la parodia ed il comico la fanno da padrone. Intellettuali, consapevoli di avere tra le mani un'arma molto più potente dello scontro diretto. L'abilità o capacità di dire la propria opinione, senza poi scontare condanne e torture per le proprie idee. A ben guardare o meglio 'sentire', emergono pure sprazzi di poesia amorosa,  anch'essa scritta in volgare, o l'amor cortese del trobador, adultera per definizione; canta, un essere sublime, irraggiungibile. In certi casi, anche divino (Nuccio Pugliese, Rocco Nassi, Franco Zumbo) fondata sulla compresenza di desiderio erotico e tensione spirituale; la giusta distanza tra sofferenza e piacere, tra angoscia ed esaltazione. Non siamo al dolce stilnovo del Sommo Poeta. C'è spazio per la tematica della morte."U  funerali  di donna Cuncettina", un vero capolavoro della scuola sepolcrale o cimiteriale, (quasi pre-romantica), fa accostare, Rocco Criseo, con le dovute proporzioni e comparazioni, ai poeti anglosassoni… Thomas Parnell Thomas Gray Robert Blair William Collins, Edward Young James MacPherson. Sebbene in Italia non manchino poeti romantico-sepolcrali come Ippolito Pindemonte,Vincenzo Monti, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi… Era settembri e deci di matina/faciva caddu e nc'era un funerali/era murutu donna Cuncettina/fimmina di riguardu senza 'gguali/A cresia com'o solitu era china/com'esti in usu 'ndi sti circostanzi/ca pur cusì prestu di matina/è duverusu far' i condoglianzi!dopu da missa e da benedizioni/rreto tambuto di la trapassata/ nisciru li parenti a processioni/pel u salutu 'nda la scalinata/ppoggiati 'o muru tutti a fila indiana/figghj e niputu di da poveretta/partiu a razzu tutta 'a carovana/na murr'e genti che 'ndaviva fretta/subitu cuminciaru li spintuni/parivanu 'na mass'e ssatanati/'na frotta rampicava per scaluni/n'autra jiva avanti a gomitati/all'intrasattu si trovaru 'i frunti/cummari Nina cu' massaru Natu/una scindiva di la fila a mmunti/l'attru veniva di lu porticatu/"Caru massaru non vi siddiati"nci dissi Nina cu nu risolinu" Si passu avanti a vui mi pirdonati ca 'ndai'ajiri a casa mi cucinu/"Cummari non mi vogghju nnimicari/passati puru"rispundiu ddu maru:/"Ma a litania c'aviti a cucinari/avi 'na vita chi la sentu paru"cchiu avanti si sentiva 'nu cristianu/ 'nu pezzu d'omu, chi capiddi a scrima:/"Non basciamenti! Na stringiuta 'e manu/ e vi  'ssicuru ca faciti prima/tuttu bagnatu chinu di suduri/nnacava a testa pi nno jastimari:"Vi pregu un'a la vota pe favuri"/ma di supora schindivanu a hjumari/stava passandu ormai la matinata/quando davanti o carru funerariu/ si vinneru a trovari donna Cata/cu Pascalina e so marito Mariu/O cata'ndav i assai chi non ti viju/si sciupatedda senza culuritu"Nci dissi Pascalina"Non ci criju/ca ti passau a corpu l'appetitu/ma come Pascalina non sapisti?ca fuia ricoverata a lu spitali/ mi operaru di la colicisti/cridiva chi'ndaviv un bruttu mali"/ O cata non seppi propri unenti/nci dissi sbarrugata Pascalina/ca cjanu cjanu s'erano ppoggiati/'nta lu tambutu di donna Cuncettina/dda mara dopu tuttu ddu parrari/prima mi duna l'anima o Signuri/ non potti far'a menu di sbottari/pe chiddu chu subiu 'ndio chist'uri/"Ma guarda tu chi modu chist'e i fari/non hannu nuddu pocu di crianza/moria e mi vinniru a portari/ ognunu la propria condoglianza"Rrivar'i prescia tutti e si 'ndi jiru/ cercandu a moruimamma li parentie poverett'e mia si strafuttiru/ca eu su morta e ormai non cuntu nenti." Merita di essere accostata alla scuola romantica, il poeta dialettale Rocco Nassi, il vate di Bagnara. Per ragioni di spazio (qualche lettrice ci rampogna…"Domenico, non puoi accorciare…")in questa sede ospitiamo 'solo' una sua lirica di struggente malinconia…"'A bagnarota", icona conosciuta in tutto il mondo per la propria instancabile laboriosità di madre,  donna di casa, economista"…Jeu mi ricordu/come fussi a jeri/'a fimmina ch'i saj/ chi camina peri peri/chi vandia ' pisci/chi contrabbanda 'u sali/o chi cofina 'n testa chi cala r'u canali;chi lava i robbi/'vvasciata 'nda hjumara/chi passa r'a marina/e s'a faci para para/chi trhasi 'i paluni/inthra galleria/chi si cchjappa r'i capiji/quandu si sciarria/chi vindi 'u latti/r'i crapi, sthrati sthrati/ chi vindi carvuni/a sacchi 'mmunzejati/ chi cala r'i vigni/ch'i panara e mani/ e quando si ssetta…si spremi i mulingiani/ ndi fici sacrifici/'sta fimmina 'i na vota/levamundi 'u cappeju/chista è a Bagnarota!". Ogni regione, ha il suo vernacolo. Qualcheduna, ne ha più di due. La poesia dialettale, ha una sua connotazione ed un suo fascino. Dicono che rappresenti l'espressione immediata dei nostri sentimenti; la forma più spontanea e diretta per comunicare. Tutto questo a Montebello Jonico. Montebello, a titolo di cronaca ha origini remote. Era già nota a Cesare Ottaviano Augusto, che durante la guerra siciliana ("De Bello Siculo"), combattuta e vinta contro Pompeo Sesto, sbarcò a Rumbolo. Un suo generale e console aveva le basi logistiche e possedimenti, proprio nell'entroterra montebellese ( a Fossato ed Equa-Motta). La toponomastica è piena zeppa di toponimi grecanici Spartà, Mancusu, tarchia, catoio, zimba.Domenico Salvatore


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