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mercoledì 21 agosto 2013

Il delitto del camionista di Mileto: Angelo Corigliano, era armato di pistola, ma non ha fatto in tempo ad afferrrarla, ritrovato lo scooter dei kilers

Sul luogo del mortale agguato, nei pressi della pizzerìa Blu Moon, in via Vittorio Emanuele, oltre al medico legale Katiushia Bisogni, al 118 ed al carro funebre, i Carabinieri della locale stazione guidati dal maresciallo Alessandro De Muru coordinato dal tenente Marco Califano. Scena straziante quando è giunta Marianna Ventrici, mamma della vittima a cui è stato comunque impedito di poter abbracciare il figlio
MILETO (V.V.), AVEVA CON SỂ UNA PISTOLA CALIBRO 7,65, IL CAMIONISTA  ANGELO ANTONIO CORIGLIANO DI 30 ANNI, MA NON HA FATTO IN TEMPO A IMPUGNARLA. FRA LE IPOTESI INVESTIGATIVE AL VAGLIO DELL'ARMA BENEMERITA, ANCHE UNO SCONTRO TRA FAMIGLIE
Il killer sarebbe giunto sul posto dell'omicidio a bordo di uno scooter guidato da un complice. Il ciclomotore, completamente distrutto dalle fiamme è stato rinvenuto poi dai Carabinieri, in località San Giovanni di Mileto, territorio, "controllato" da una ben nota cosca di 'ndrangheta. 
Domenico Salvatore
MILETO (V.V.)Voleva abbracciare il figlio, stringerlo a sé, come aveva fatto un'infinità di volte, piangere sul suo corpo, urlare al mondo il suo dolore, angoscia, disperazione, la sua pena. Ma i parenti e gli amici, che l'hanno accompagnata sul posto, glielo hanno impedito. Come pure del resto i Carabinieri della locale stazione diretta dal maresciallo Alessandro De Muru, coordinato dal tenente Marco Califano; tutti agli ordini del colonnello Daniele Scardecchia, comandante provinciale di Vibo Valentia. Conduce le indagini per risalire all'autore materiale del delitto, al movente ed agli eventuali mandanti il p.m. di turno Vittorio Gallucci e Michele Sirgiovanni in sinergìa, che si muove sotto le direttive del procuratore capo della repubblica di Vibo, Mario Spagnuolo. Salvo che il fascicolo, qualora dovessero emergere elementi legati a fatti di mafiosità, non finisca sul tavolo della DDA di Catanzaro, diretta dal procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo. Intanto è stata chiarita la dinamica dell'efferato delitto. Il killer sarebbe giunto sul posto dell'omicidio a bordo di uno scooter guidato da un complice, "sbucato" improvvisamente ed a velocità sostenuta. La vittima designata, è stata colta di sorpresa. 

Trova poco credito l'altra scena…la vittima, che seguiva ogni movimento attraverso il finestrino abbassato e gli specchietti, retrovisore e laterali, ha riconosciuto il 'centauro'e non si è insospettita, quando la motoretta si è avvicinata alla sua macchina. Forse non si è nemmeno accorto della mano armata, che infilata nell'abitacolo, ha sparato a bruciapelo e lo ha ridotto come un colabrodo. Un lavoretto da professionista del crimine. Il ciclomotore, completamente distrutto dalle fiamme è stato rinvenuto poi dai Carabinieri, in località San Giovanni di Mileto, territorio, "controllato" da una ben nota cosca di 'ndrangheta. Nel vano porta-oggetti è stata rinvenuto anch'essa carbonizzata una pistola, forse calibro 9X21, usata dal sicario per uccidere il Corigliano; residente nella frazione "Calabrò"; la stessa, in cui risiedeva l'ultimo morto ammazzato, in ordine di tempo a Mileto, ma ancora non si parla di faida. Il panettiere Giuseppe Mesiano, padre di Francesco, accusato di aver ucciso Nicholas Green,  condannato a 20 anni di galera; assieme al pentito senza protezione, Michele Iannello, condannato all'ergastolo. "Nicholas Green (Sonoma County, 9 settembre 1987 – Messina, 1º ottobre 1994) è stato un bambino statunitense, vittima a sette anni di un assassinio sull'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, fonte Wikipedia), presso l'uscita di Serre presso Vibo Valentia mentre era diretto in Sicilia con la famiglia.

L'automobile su cui viaggiava insieme ai genitori il 29 settembre 1994, una Autobianchi Y10, fu accidentalmente scambiata per quella di un gioielliere, da alcuni rapinatori che tentarono un furto, degenerato poi in omicidio. Ricoverato al centro neurochirurgico del Policlinico di Messina morì qualche giorno dopo. Alla sua morte, i genitori autorizzarono l'espianto e la donazione degli organi: ne beneficiarono sette italiani, di cui quattro adolescenti e un adulto, mentre altri due riceventi riacquistarono la vista grazie al trapianto delle cornee.L'evento fece molto scalpore perché all'epoca la donazione degli organi non era una prassi comune in Italia, e questo gesto contribuì a far aumentare gli episodi di donazione d'organi in tutto il Paese. Dalla vicenda fu tratto un film per la televisione dal nome Il dono di Nicholas, con Jamie Lee Curtis ed Alan Bates. In seguito alla donazione degli organi, i genitori del bambino ricevettero la medaglia d'oro al merito civile con la seguente motivazione: "Cittadini statunitensi, in Italia per una vacanza, con generoso slancio ed altissimo senso di solidarietà disponevano che gli organi del proprio figliolo, vittima di un barbaro agguato sull'autostrada Salerno - Reggio Calabria, venissero donati a giovani italiani in attesa di trapianto. Nobile esempio di umanità, di amore e di grande civiltà. Messina, 1º ottobre 1994." I coniugi Green vennero inoltre ricevuti al Quirinale dal Presidente Scalfaro e al Campidoglio dal sindaco Rutelli.

Per il delitto di Nicholas Green vennero indagati e rinviati a giudizio nel 1995: Francesco Mesiano (di 22 anni) e Michele Iannello (di 27 anni), entrambi originari di Mileto (VV); nel 1997 furono assolti dalla corte d'assise di Catanzaro, mentre nel 1998 la corte d'assise d'appello di Catanzaro condannò Mesiano a 20 anni di reclusione e Iannello (in qualità di autore materiale dell'omicidio) all'Ergastolo, sentenza poi confermata in Cassazione.  I due si sono dichiarati sempre innocenti; Iannello, ex affiliato alla 'Ndrangheta, decise in seguito di collaborare con la giustizia confessando vari delitti ma professandosi sempre innocente riguardo al delitto del bambino americano, chiedendo la revisione del processo ed accusando suo fratello dell'omicidio. Un'inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia in base a tali dichiarazioni ha portato tuttavia ad un'Archiviazione del caso.". La vittima non sospettava di essere nel mirino della 'ndrangheta? Forse! Ma intanto viaggiava armato e con la pallottola in canna. Temeva di cadere in qualche agguato, ma non è stato abbastanza prudente. Non si esclude che conoscesse il killer o chi l'ha condotto sul luogo del delitto. Nemmeno si esclude che avesse un appuntamento con il suo boia. 

Quando ha sentito i primi colpi, ha tentato di afferrare la pistola, ma il giustiziere lo ha crivellato di colpi. Sarà la dottoressa Katiushia Bisogni a chiarire il tutto, dopo l'autopsia. Non vi sarebbero testimoni al delitto, cosa (quasi) impossibile data l'ora ed il luogo abbastanza affollato; specialmente nel periodo estivo. Le indagini gravano esclusivamente sulle spalle dell'Arma dei Carabinieri. Si parte dagl'interrogatori dei familiari. La domanda che tutti si pongono è:può esserci qualche collegamento con il precedente delitto, visto che entrambe le vittime, abitassero nella medesima frazione; oppure, bisognerà imboccare una nuova strada? Pista mafiosa o vendetta privata? La mamma, piangendo disse, che il suo ragazzo non avesse nemici. La magistratura che sul territorio coordina il lavoro intenso e capillare delle forse di polizia, teme un'escalation della violenza ed ha intensificato il sistema di controllo e prevenzione. Ma serve la collaborazione della gente. Non può gravare sulle spalle di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, il peso del controllo del territorio. La difesa e tutela della libertà e della democrazia, passa necessariamente dalle mani della popolazione, che deva darsi una mossa. O collabora o accetta di diventare schiava e serva delle bande di caini e neroni, che infestano e spadroneggiano sul territorio. Le nuove generazioni non accetteranno nessuna scusa dai vari… "don Abbondio", Ponzio Pilato e Giuda. Domenico Salvatore


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