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sabato 24 agosto 2013

Chi realizzerà il testamento intellettuale di Pasquino Crupi?

Pasquino Crupi era un sognatore. Uno di quelli che riesce a convincerti e trasportarti con l'afflato delle parole nel suo mondo fatto di cose concrete e di argomentazioni ragionate. Crude, se vogliamo, a volte bizzose, ma sempre lucide e nette, come forse imponeva il dovere del suo ufficio di insigne studioso, tutt'uno con questa terra e le sue sofferenze. E ciò gli è valso l'ammirazione e perfino la riconoscenza di chi non le pensava come lui. 

Un personaggio sostanziale, che, chiaramente, sapeva dare corpo ai suoi pensieri. Un intellettuale precursore, un convinto sostenitore della causa meridionalista che si può degnamente collocare nel pantheon degli illuminati che hanno lottato – ciascuno a suo modo e col proprio mestiere - per dare organicità alla causa pro-sud che è stata ed è, prima di tutto, riaffermazione dell'esistenza fisica e culturale di un vero e proprio universo, circoscritto e condizionato nel sostantivo meridione d' Italia. 

Una vita, la sua, spesa per provare ad emancipare un popolo e riscattare una regione come la Calabria, da sempre ritenuti minoritari, se non quando addirittura degni di mera opera di colonizzazione. Una visione, la sua, veramente lungimirante, che affondava le proprie radici nell'attimo post-unitario e che volgeva coscientemente lo sguardo ai soprusi provocati da chi ebbe tutto l'interesse a lasciarci immersi, e fino al collo, nelle sabbie mobili dell'arretratezza pilotata, alla stregua di un rapporto ancillare, il cui nostro incomodo è stato certamente fonte di sviluppo per altri. Il pensiero ed i meriti di Pasquino Crupi possono senza dubbio accostarsi con lode a quelli giganteschi di altri benemeriti meridionali come Giustino Fortunato, Pasquale Creazzo e Antonio Piromalli, solo per citarne alcuni, conformi per profondità e contenuti. Attenzione lettore, si poteva e si può tutt'ora non essere d'accordo con l'estrazione rossa del suo gene politico. Ciò non di meno, non si poteva e non si può non rilevare il suo peso specifico e proattivo nell'approccio di tematiche relative alle classi subalterne e disagiate. 

La regola inflessibile insegnata da Pasquino Crupi precursore è stata quella di abbracciare battaglie ritenute spacciate ma dal fascino irresistibile e dal sicuro valore sociale. Attraverso l'arringa più forbita, col trasporto a lui congeniale e più infervorato, ma sempre con un'invidiabile lucidità dal tratto inconfondibile figlia di anni di studi che hanno segnato l'incedere del suo trascorrere e del suo personale percorso di vita. 

Il debito, non solo di riconoscenza, che i calabresi dovranno a Crupi sarà quello da valersi sul piano dell'affrancamento sociale. La imperitura memoria dell'operato culturale che ha segnato il suo tempo rimarrà patrimonio godibile, miniera preziosa e quasi inesauribile negli anni avvenire, per suscitare negli indecisi la scintilla e per confermare nei progressisti la volontà a muoversi più convintamente, nel solco del suo magistero, verso la definitiva concretizzazione di una Calabria diversa e migliore da far ereditare ai posteri. 

Ecco perché la dipartita di Crupi non deve e non può rimanere un vuoto da colmare. Pasquino Crupi ha lasciato un testamento intellettuale ricco e ben definito a cui attingere e di cui servirsi, senza sconforto, per portare a compimento il sogno di piena emancipazione che egli, senza velleità, ha costantemente accarezzato, mai volgendo il capo dall'altra parte. Ed ecco perché la dipartita di Crupi non deve e non può luttarci. 

Giuseppe Campisi

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